Vitamina D, smentita l’associazione con la steatosi epatica non alcolica



La vitamina D non è associata alla gravità della steatosi epatica non alcolica (NAFLD). E’ quanto emerge dai risultati di un’analisi clinica e di espressione genica pubblicati sull’American Journal of Gastroenterology. Secondo i ricercatori né la deficienza di vitamina D e neanche l’espressione di geni ad essa correlati sono associati all’insorgenza di NAFLD smentendo quanto mostrato da studi preclinici.
 
La patogenesi della steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è complessa. La vitamina D (vitD) è stata implicata in questo processo in quanto questa vitamina svolge importanti ruoli nella modulazione immunitaria, differenziazione, proliferazione cellulare e nella regolazione dell’infiammazione.
 
In questo studio i ricercatori hanno valutato l’associazione tra livelli di vitD, espressione genica epatica dei geni metabolizzanti la vitD, e la gravità istologica della NAFLD.
 
A tal fine sono state studiate due coorti di pazienti adulti, controlli (n=39) e pazienti con NAFLD (n=244), confrontati dopo essere stati sottoposti a biopsia epatica. Per analizzare l’associazione tra vitamina D e steatosi epatica non alcolica sono stati utilizzati diversi test: t-test a due campioni oppure il test di Wilcoxon’s rank-sum per predittori continui e il test del chi-quadro o test esatto di Fisher per le variabili categoriali.
 
“A nostra conoscenza, questo è il primo studio che ha indagato il rapporto tra la gravità della NAFLD e i livelli sierici di 25-idrossivitamina D insieme all’espressione epatica di geni metabolizzanti la vitamina D”, ha osservato il dr. Yuval A. Patel, della Divisione di Gastroenterologia ed Epatologia presso il Duke University Medical center.
 
Per analizzare l’associazione tra i livelli di vitD, i geni che la metabolizzano e la gravità istologica della NAFLD sono stati utilizzati modelli lineari generalizzati dopo aggiustamento per i potenziali confondenti e la correzione per confronti multipli.
 
I risultati hanno mostrato che i pazienti con NAFLD avevano una maggiore probabilità rispetto ai controlli di avere un’emoglobina glicata HbA1c più elevata (6,5 ± 1,2 vs 5,9 ± 1,0; p=0,009), un fattore di rischio per la deficienza di vitD.
 
Tuttavia, non è stata osservata alcuna differenza nei livelli di vitD tra i gruppi (27.6±11,8 ng/mL vs 27,9±12,8 ng/mL; p=0,88) I livelli di vitamina D non correlavano con la gravità della steatosi epatica, infiammazione lobulare o portale, o epatociti balloniformi dopo aggiustamento per fattori confondenti. Inoltre, non è stata osservata alcuna associazione tra deficit di vitD o espressione differenziale dei geni coinvolti nel metabolismo di tale vitamina e la gravità della fibrosi epatica o di qualsiasi altra caratteristica istologica di NAFLD.
 
Lo studio ha anche analizzato la correlazione tra BMI ed esposizione al sole con i livelli di vitamina D. Anche in questa analisi l’esposizione alla luce solare, gioca un ruolo chiave nei livelli di vitamina D; i pazienti considerati in sovrappeso mostravano più vitamina D rispetto a quelli considerati obesi o estremamente obesi.
 
In conclusione, né la carenza di vitamina D, né l’espressione epatica di geni ad essa correlati, sono associati alla presenza o alla gravità istologica della NAFLD. Quindi, nonostante le prove precliniche mostrino il coinvolgimento della vitD nella patogenesi della NAFLD, la carenza di questa sostanza non sembra essere associata alla severità della steatosi epatica nell’uomo.
Come ha evidenziato il dr. Patel: “I nostri risultati sono coerenti con quelli che sono stati riportati da altri gruppi, ma in disaccordo con altri dati. Per tale motivo il ruolo della vitamina D nella patogenesi della NAFLD nell’uomo andrà analizzato in studi futuri”.
 

Emilia Vaccaro
 

Yuval A Patel et al. Vitamin D is Not Associated With Severity in NAFLD: Results of a Paired Clinical and Gene Expression Profile Analysis.

leggi