Nuova analisi Framingham: consumo latticini utile a prevenire perdita ossea solo in presenza vitamina D



Il consumo di prodotti caseari in soggetti anziani aiuta a preservare la loro massa ossea, purchè in presenza di supplementazione vitaminica D. Lo dimostrano i risultati di una nuova analisi dei dati del Framingham Osteoporosis Study (FOS), pubblicata sulla rivista Journal of Nutrition.
 
Razionale dello studio
Come è noto, la prevenzione dell’osteoporosi (OP) comporta lo svolgimento regolare di attività fisica nonché l’assunzione adeguata di calcio e di vitamina D, ricordano gli autori nell’introduzione allo studio.
 
I prodotti caseari rappresentano delle buone fonti di questi nutrienti, anche se, come si riporta nello studio, più dell’80% della popolazione USA non soddisfa all’assunzione raccomandata di questi alimenti, pari a 3 porzioni giornaliere.
 
Mentre studi precedenti hanno suggerito l’esistenza di un legame positivo tra l’assunzione di latte e la densità minerale ossea (BMD), la maggior parte di questi si è limitata a documentare questa associazione in individui più giovani, non considerando l’apporto di altri prodotti caseari con differenti profili nutrizionali come pure l’assunzione totale di vitamina D.
 
D’altro canto, continuano i ricercatori, i trial clinici randomizzati ad oggi disponibili si sono focalizzati quasi esclusivamente sull’impiego di supplementazioni di calcio e di vitamina D, senza tener presente l’assunzione di latticini.
 
Per sopperire a questo gap,è stato implementato questo studio, che si è proposto di esaminare l’associazione esistente tra l’assunzione di latte, yogurt, formaggi e loro associazioni con la BMD e la variazione percentuale a 4 anni di questo parametro, valutato a livello del collo femorale, del trocantere e della colonna lombare.
 
Lo studio, inoltre, si è proposto di valutare se queste associazioni fossero modificate dalla supplementazione vitaminica D nella coorte di pazienti anziani dello studio Framingham.
 
Disegno dello studio e risultati principali
Per questa analisi, sono stati presi in considerazione 628 individui di ambo i sessi, provenienti dallo studio FOS, sottoposti a questionari validati sulle abitudini alimentari, compilati nel 1988-1989, e ad almeno una misurazione della BMD presso uno dei siti anatomici sopra indicati all’inizio dello studio e dopo un periodo medio di 3,9 anni.
 
Gli individui della coorte avevano un’età media di 75 anni e il 27% di questi faceva uso di supplementazioni di vitamina D.
 
L’assunzione totale di latte era pressochè sovrapponibile tra i soggetti supplementati e quelli non supplementati con vitamina D (6,3 porzioni/settimana vs. 5,8 porzioni/settimana).
 
I soggetti supplementati con vitamina D, tuttavia, mostravano un’assunzione totale di calcio più elevata rispetto a quelli non sottoposti a supplementazione vitaminica (966 mg/die vs. 745 mg/die).
 
Invece, secondo le attese, l’assunzione di vitamina D era maggiore nei soggetti supplementati con vitamina D rispetto agli altri (591 UI/die vs. 184 UI/die).
 
L’assunzione alimentare di prodotti caseari non è risultata associata, di per sé sola, con la BMD o con le variazioni percentuali di questo parametro a 4 anni.
 
Invece, nei pazienti supplementati con vitamina D, un’assunzione più elevata di latte, yogurt, prodotti combinati e di formaggi è risultata associata con livelli di BMD più elevati a livello della colonna lombare (p=0,011-0,009) mentre nei pazienti non sottoposti a supplementazione vitaminica non è stata documentata nessuna associazione.
 
Infine, solo tra i pazienti supplementati con vitamina D, livelli di assunzione più elevati di latte, yogurt e formaggi sono risultati protettivi contro la perdita di BMD a livello del trocantere (p=0,09): nello specifico, è stato osservato un incremento densitometrico osseo a livello del trocantere pari allo 0,23% per ciascuna porzione aggiuntiva di latte, yogurt e formaggi settimanale.
 
Riassumendo
“La scoperta principale di questo studio è che alcuni alimenti caseari specifici sembrano esercitare una funzione di protezione contro il depauperamento osseo a livello del trocantere, ma solo negli individuicin assunzione elevata di vitamina D mediante supplementazione – scrivono gli autori nelle conclusioni del lavoro”.
 
Nonostante alcuni limiti metodologici intrinseci (mancato aggiustamento dei dati in base ad alcuni cambiamenti avvenuti nella dieta, assenza di dati sulle concentrazioni sieriche di vitamina D, stratificazione dei dati esclusivamente in base alla vitamina D supplementata e non proveniente da altre fonti – es: fotoattivazione cutanea, risultati non generalizzabili alla popolazione non-Ispanica USA), lo studio suggerisce che il beneficio dell’assunzione di prodotti caseari sulla struttura scheletrica potrebbe dipendere dall’assunzione di vitamina D.
 
Sono ora necessari nuovi studi che confermino quanto osservato – mediante utilizzo delle concentrazioni sieriche note di vitamina D – e che analizzino le associazioni sopra documentate con la salute dell’osso in altre popolazioni e con altri outcome clinici, quali le fratture.
 
Nicola Casella
 
Bibliografia
1) Sahni S et al. Dairy Intake Is Protective against Bone Loss in Older Vitamin D Supplement Users: The Framingham Study. J Nutr doi: 10.3945/jn.116.240390.
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